Centro Biomedico Lorenz 2 
Via Garibaldi, 36   41053 
Maranello  (ModenaItalia
Telefono: 0536.948327

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Mobile:
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Sito Web: centrolorenz.maranellocity.it
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Centro Biomedico Lorenz 2

Presentazione Azienda
Direttore Sanitario Dott. Cuoghi Maria Chiara
Medico Chirurgo
Specialista in Endocrinologia

Il Centro Biomedico Lorenz si trova a Maranello in una laterale di via Giardini, la strada che collega Maranello a Modena, a 200 MT. circa dallo stabilimento Ferrari. Il centro commerciale in cui è situato il poliambulatorio è dotato di ampi parcheggi ed è di facile accessibilità.

Inaugurato il 16 maggio 1994, conta ormai un'esperienza pluriennale usando esclusivamente la metodica di neurostimolazione Lorenz a biofeedback. Questa metodica si è ormai diffusa a livello nazionale ed ha suscitato interesse in svariate strutture universitarie e di ricerca che si sono occupate dei vari ambiti clinici in cui trova le sue applicazioni.

Una pubblicazione dell’Istituto Ortopedico Toscano del 1997 dimostra come sia ottima la risposta praticamente in tutto il complesso e variegato campo della patologia Ortopedico - Traumatologica. Ricerche condotte presso il l Polo Universitario Sacco di Milano, pongono in evidenza come la metodica Lorenz porti a risultati sorprendenti nelle Neuropatie e Vasculopatie, in particolare diabetiche che, come sappiamo sono particolarmente difficili da trattare e spesso portano a mutilazioni e amputazioni

Altra patologia in cui è dimostrata clinicamente l’efficacia è il trattamento delle piaghe da decubito qualsiasi sia la causa che le abbia provocate.
In un convegno tenutosi in Umbria nel Maggio 2000 ad Umbertide, l ’ istituto Prosperius Tiberino ha comunicato e pubblicato i lusinghieri risultati ottenuti dalle applicazioni del Metodo Lorenz nel corso del trattamento e della riabilitazione in traumatologia sportiva.

La cattedra di Reumatologia dell’università degli studi di Modena e Reggio Emilia ha effettuato una sperimentazione, presso il nostro centro, per il trattamento delle FIBROMIALGIE, di cui tutti conoscono il difficoltoso approccio terapeutico, con risultati incontrovertibili che sono stati pubblicati in una tesi di laurea per l’anno accademico 2001-2002. 

In collaborazione con i Servizi pubblici di terapia Riabilitativa di Modena e Reggio Emilia e avvalendoci dell’opera di una Terapista della Riabilitazione specializzata nel settore abbiamo trattato , e stiamo trattando con notevoli risultati, patologie neuromotorie ed in particolare esiti di paralisi cerebrali infantili ma anche esiti di insulti vascolari cerebrali in adulti ed anziani.
Presso il reparto di Medicina Nucleare dell’ospedale “S. Eugenio” di Roma è stato recentemente portato a termine uno studio che conferma ancora una volta l’efficacia del sistema e la tollerabilità per l’organismo trattato con questa metodica. 

Nell'ambito del Congresso dell' AISD (Associazione Italiana Studi sul Dolore) dell' 8-9-10 Maggio 2008 sono stati presentati i risultati ottenuti con l'apparecchiatura "PBK2C" presso la Cattedra di Anestesia e Rianimazione dell' Università degli Studi di L'Aquila e dell' Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Tor Vergata.
Presso la prima struttura sono stati descritti i risultati nel trattamento della Fibromialgia; presso la seconda struttura è stata utilizzata l'apparecchiatura per patologie dolorose di origine vascolare ed artrosica.
Le conclusioni in entrambi i casi sono state: una risposta significativa nel controllo del dolore, nella riduzione della limitazione motoria unite ad una buona tollerabilità ed assenza di effetti collaterali indesiderati.

Al 32° Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana per lo studio el Dolore tenutosi a Silvi Marina il 28-29-30 Maggio 2009 sono stati presentati esiti di trattamenti eseguiti con l'apparecchiatura che abbiamo in dotazione PBK-2C, condotti presso l'Istituto di Anestesiologia, Terapia Intensiva e Medicina del Dolore - Università Tor Vergata, Roma (Direttore Prof. A. F. Sabato).
Il primo caso riguarda un paziente di 77 anni con ulcera diabetica dolorosa, edema nell'area circostante e dolore intenso.
Alla fine del trattamento (10 sedute) si è osservata la totale guarigione dell'ulcera, l'induzione del tessuto di granulazione e totale remissione dei sintomi dolorosi.
Il secondo caso riguarda il trattamento di 52 pazienti (20 maschi, 32 femmine) con cefalea muscolo-tensiva che sono stati sottoposti a 10 sedute di terapia.
Alla fine del trattamento si è notato un significativo miglioramento con riduzione di durata e frequenza dei sintomi e significativa riduzione della disabilità senza che si siano presentati indesiderati effetti collaterali.
Il terzo studio è stato effettuato su 304 pazienti (142 femmine, 162 maschi) affetti da osteoartrosi (artrosi della spalla, artrosi della mano, artrosi del ginocchio, artrosi della caviglia, artrosi del piede), l'intensità del loro dolore andava da media a intensa (indice VAS medio: 716).
Dopo due settimane di trattamento si sono riscontrati significativi miglioramenti dei sintomi clinici quali la riduzione del dolore, riduzione della limitazione della mobilità, riduzione della rigidità e riduzione dell'insufficienza globale delle funzioni motorie.
"Mediante la modulazione del sistema nervoso autonomo e con la progressiva riduzione di infiammazione ed edema, il PBK-2C produce un'efficace terapia coadiuvante per le patologie croniche degenerative dolorose".

Noi siamo molto orgogliosi di aver compreso, tra i primi, le enormi potenzialità di questo sistema e di aver acquisito una così grande esperienza che ci permette di proporci all’utenza con una elevatissima aspettativa di risoluzione, o miglioramento, di complesse patologie.

Secondo la più recente definizione dell’O.M.S. il dolore è una sgradevole esperienza sensoriale legata alla presenza di un danno tissutale presente o potenziale. Tale definizione rivoluziona il precedente concetto di dolore che per lo più veniva considerato come sintomo (più o meno come la febbre) e usato dalla classe medica come guida nella definizione della diagnosi di patologia in atto. Quello che è cambiato sostanzialmente è che il dolore non è più considerato sintomo ma come vera e propria malattia esso stesso in grado a volte di automantenersi anche in assenza di patologia in atto.

Queste affermazioni, concettualmente semplici, sono il frutto di lunghi e complicati studi sui meccanismi di produzione e mantenimento del dolore, solitamente correlati all’attivazione e alla propagazione del processo infiammatorio da parte di numerosi mediatori chimici dell’infiammazione, che propagano lo stimolo doloroso lungo le vie nervose fino alla parte cosciente del cervello. Tutto ciò innesca a livello del sistema nervoso centrale, con direzione verso la periferia, una serie di meccanismi e di “blocchi” volti ad eliminare o quantomeno a ridurre gli effetti negativi del dolore.

La farmacologia agisce sui vari punti descritti e con meccanismi diversi ma tutti volti o a dominare la reazione infiammatoria o a potenziare i dispositivi di controllo del dolore (valga per tutte l’ azione delle endorfine). La elettroterapia a Biofeedback secondo il metodo Lorenz interviene là dove lo stimolo doloroso viene a formarsi ed inibendolo ne impedisce la propagazione; gli effetti biochimici più studiati sono quelli che coinvolgono il VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare) che viene attivato a livello delle pareti dei piccoli vasi dalla stimolazione alla produzione dei primi scalini del processo infiammatorio da parte di treni di impulsi inviati dalla apparecchiatura. L’aumento di tale sostanza (VEGF) induce una immediata permeabilità vascolare e una vasodilatazione a carico del microcircolo il che si traduce in una rimozione efficace dei fattori biochimici della infiammazione e quindi l’ abolizione alla radice dello stimolo doloroso.

Se ci si limitasse a ciò il risultato sarebbe momentaneo ma il dato importante è che l’azione ritardata del VEGF si traduce nella formazione di nuovi piccoli vasi sanguigni là dove ce ne sia l’esigenza e quindi ai distretti in difficoltà viene garantito un elevato apporto di sangue che consente di neutralizzare e “di lavare” i mediatori chimici dell’infiammazione che altrimenti tornerebbero ad innescare l’infiammazione e a scatenare il dolore. Non si sa se anche altre metodiche fisioterapiche abbiano meccanismo simile, dato che in tal senso non sono stati fatti studi, ma quello che si sa di certo è che per le altre metodiche la penetrazione degli stimoli nell’organismo è limitata e non supera l’ordine di qualche centimetro.

Al contrario i treni d’impulsi a partenza dalla nostra apparecchiatura sono in grado di penetrare e di esplicare la loro azione in qualsiasi distretto dell’organismo, anche quelli apparentemente inaccessibili come lo speco-vertebrale fino a raggiungere le radici e il midollo spinale protetti da un formidabile “astuccio” osseo come pure è in grado di raggiungere i tessuti cerebrali attraversando perciò la scatola cranica. Molti altri sono gli studi soprattutto neurofisiologici in corso dato che il meccanismo d’azione sopra descritto non è sufficiente a spiegare il successo terapeutico della metodica ma non vi sono ancora studi conclusivi.

In particolare l’esperienza decennale che abbiamo accumulato ci consente di poter affermare che la metodica risulta essere efficace e con benefici duraturi in svariate patologie mediamente nel 90% dei casi. Le patologie che più comunemente ci troviamo a trattare sono di pertinenza ortopedica, reumatologica, vascolare e il settore riabilitativo dopo insulti vascolari cerebrali (dalle paralisi cerebrali infantili agli ictus e ai traumi cerebrali). 

ELENCO DELLE PATOLOGIE PREVALENTEMENTE TRATTATE:

-CEFALEA MUSCOLOTENSIVA, CEFALEA, EMICRANIA,

-CERVICALGIA, ARTROSI CERVICALE, CERVICOBRACHIALGIA,

-COLPO DI FRUSTA RACHIDE CERVICALE

-FIBROMIALGIA

-PERIARTRITE SPALLA (CON LESIONI CUFFIA)

-PERIARTRITE SPALLA (SENZA LESIONI CUFFIA)

-EPICONDILITE-EPITROCLEITE

-TUNNEL CARPALE-CANALE DI GUYON

-DE QUERVAIN

-RIZOARTROSI

-LOMBALGIE (ACUTE E CRONICHE) LOMBOSCIATALGIE E LOMBOCRURALGIE

-ERNIA DISCALE O DEGENERATIVA – ESITI DI INTERVENTO PER ERNIA
DISCALE

-STENOSI VERTEBRALI

-SACRO ILEITE

-COXARTROSI – COXALGIE

-PUBALGIA

-GONALGIA TRAUMATICA – GONALGIA DEGENERATIVA

-IPERPRESSIONE FEMOROTULEA OSTEOCONDROSI GIOVANILE

-PATOLOGIA TIBIO TARSICA ( DEGENERATIVA) PATOLOGIA TIBIO TARSICA
(TRAUMATICA)

-PODALGIE (ALLUCE VALGO, ARTROSI, SPERONI, FASCITE PLANTARE)

-RIGIDITA' ARTICOLARE (ESITO DI IMMOBILIZZAZIONE) 

Anche altre patologie possono però essere efficacemente trattate: 

  • retinopatie
  • malattie dermatologiche
  • nefropatie
  • effetti collaterali del diabete
  • ulcere atrofiche e da decubito
  • patologie del sistema nervoso centrale
  • esiti di ictus
  • aneurisma
  • lesioni neonatali
  • paraplegie traumatiche
  • nevralgie del trigemino
  • cefalee a grappolo
  • trattamenti dell’insonnia
  • trattamenti della circolazione agli arti inferiori
  • trattamenti tonificazione estetica-anti cellulite


- Attualmente collabora con la nostra struttura la Dott. Maria Rita Sireus Psicologa e Psicoterapeuta.
Sito Internet: www.psicologo-modena.it


Intervista a: Eugenia Misley
(presidente del Centro Biomedico Lorenz)

I RISULTATI DELL'ELETTROTERAPIA
Rivista: La Città del Secondo Rinascimento,
N° 22
(Gennaio 2007) - La cura del tempo.

intervista di Anna Spadafora

Com’è nato il Centro Biomedico Lorenz e quali metodi usa per le terapie riabilitative?

Abbiamo inaugurato il Centro il 16 maggio 1994, suscitando l’interesse di varie strutture universitarie e di ricerca. Qui usiamo esclusivamente la metodica di neurostimolazione Lorenz e Biofeedback, ormai diffusa a livello nazionale. Le potenzialità di tale metodica sono state illustrate da studi e ricerche sia nazionali sia internazionali, noi ne abbiamo compreso l’importanza e l’abbiamo promossa. Si possono citare le ricerche del I Polo Universitario Sacco di Milano sui risultati nelle Neuropatie e Vasculopatie anche gravi che possono portare all’amputazione, oppure, l’attenzione rivolta dalla prestigiosa rivista internazionale “International Journal of Experimental and Clinical Pathophysiology and Drug Research”. Inoltre, in un convegno tenutosi a Umbertide nel maggio del 2000, l’Istituto Prosperius Tiberino ha comunicato e pubblicato i risultati ottenuti nel corso del trattamento e della riabilitazione in traumatologia sportiva.

Rispetto al dolore, come interviene il metodo Lorenz?

Secondo la più recente definizione dell’O.M.S., il dolore è un’esperienza sensoriale legata alla presenza di un danno tissutale presente o potenziale. Questo nuovo approccio rivoluziona il precedente concetto di dolore, considerandolo non più un sintomo ma una vera e propria malattia. La farmacologia agisce cercando di dominare la reazione infiammatoria o di potenziare i dispositivi di controllo del dolore. L’elettroterapia a Biofeedback secondo il metodo Lorenz interviene dove si forma lo stimolo doloroso e, inibendolo, ne impedisce la propagazione.

Può spiegare come agisce l’elettroterapia a Biofeedback?

Phyback è un dispositivo terapeutico composto da un sofisticato generatore di impulsi a due canali, variabili secondo la patologia e la risposta del paziente, in grado d’incrementare la produzione di citochine specifiche per la ricostruzione di meccanismi metabolici imperfetti. Si coinvolge il VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare), la cui azione ritardata porta alla formazione di nuovi, piccoli vasi sanguigni dove ce n’è l’esigenza. Ai distretti in difficoltà viene quindi garantito un elevato apporto di sangue che consente di neutralizzare e “lavare” i mediatori chimici dell’infiammazione che altrimenti tornerebbero a innescare l’infiammazione e a scatenare il dolore.

Quali patologie ottengono i maggiori benefici grazie al metodo Lorenz?

Le patologie trattate più comunemente sono di pertinenza ortopedica, reumatologica, vascolare e riabilitativa. Il rilascio di VEGF stimola la produzione endoteliale di ossido nitrico. La sintesi di queste sostanze ha un effetto antinfiammatorio che porta all’eliminazione del dolore locale. Inoltre, il rilascio di VEGF può aumentare diverse funzioni protettive degli endoteli essenzialmente intatti. Possono essere trattate efficacemente patologie del sistema nervoso centrale, esiti di ictus, aneurisma, lesioni neonatali, paraplegie traumatiche, nevralgie del trigemino, cefalee a grappolo, insonnia, circolazione agli arti inferiori e la tonificazione estetica anti cellulite.

Può citare qualche caso particolare in cui il metodo Lorenz ha ottenuto risultati imprevedibili?

I casi sono tanti e lo testimoniano gli stessi clienti che sono soddisfatti del nostro lavoro, ma posso citarne due per fare qualche esempio concreto: il primo è molto recente, mentre l’altro risale a qualche anno fa ed è stato monitorato costantemente. 

Un uomo di trentacinque anni accusava da quindici giorni una violenta lombosciatalgia da ernia paralizzante fra la quarta e la quinta vertebra, con deficit di muscoli estensori del piede (paresi). Un caso in cui l’intervento chirurgico sembrava urgente e inevitabile, tanto che, quando ha iniziato il trattamento, ci ha comunicato che era stato inviato a visita neurochirurgica urgente. Il neurochirurgo lo vide dopo poche sedute e, notando già un notevole miglioramento, gli consigliò di proseguire il trattamento al nostro Centro. Dopo venti sedute, la paresi era regredita e il dolore si era risolto completamente.

Risale a sei anni fa invece il caso di una neonata di cinque mesi, che presentava piede torto posturale e avrebbe dovuto essere operata di allungamento del tendine di Achille a destra e forse anche a sinistra. Venuta a conoscenza del nostro Centro, la madre si rivolse a noi per impostare un trattamento mirato ad elasticizzare il tendine di ambedue gli arti inferiori. Già dopo dieci sedute, il tendine risultava non più patologico. Controllata periodicamente con un follow up di sei anni, oggi possiamo dire che la bambina non presenta recidive o problemi.

Comunque, vorrei ricordare che il metodo Lorenz non è utile soltanto quando fortunatamente si riesce a evitare l’intervento chirurgico, ma anche come cura preventiva nei casi in cui l’operazione si rende necessaria, poiché prepara i tessuti, contribuendo a ridurre il sanguinamento, limitare il trauma e rendere più rapido il processo di guarigione nella fase postoperatoria.

I risultati sono molto soddisfacenti e propongono una valida alternativa alle terapie più conosciute. Come cercherete di potenziarne la diffusione?

L’efficacia della terapia Lorenz, insieme all’impegno degli operatori della struttura, ha portato al conseguimento di un notevole successo, cui hanno contribuito i pazienti stessi che lo hanno pubblicizzato. Il futuro incremento di tali risultati dipenderà dalla capacità dei medici di approfondirne la conoscenza e prescriverla nei casi in cui le terapie tradizionali sono poco efficaci o non esistono.


Intervista a: Eugenia Misley
(presidente del Centro Biomedico Lorenz)

I VANTAGGI
DELL’ELETTROTERAPIA
A BIOFEEDBACK
Rivista: La Città del Secondo Rinascimento,
N° 33 (Aprile 2009) - La crisi e la riuscita

intervista di Anna Spadafora


In quindici anni di attività, il Centro Biomedico Lorenz 2, con la neurostimolazione Lorenz a biofeedback, ha dato un apporto essenziale alla cura di malattie di natura ortopedica, reumatologica, vascolare e derivanti da insulti vascolari cerebrali (dalle paralisi cerebrali infantili agli ictus e ai traumi cerebrali), per le quali comunemente vengono utilizzati metodi piuttosto blandi come una semplice fisioterapia o, al contrario, metodi decisamente drastici come l’intervento chirurgico. Eppure, la ricerca universitaria ha riconosciuto il metodo da voi utilizzato come il più efficace e il meno invasivo in assoluto… 

Per citare uno dei tanti studi che confermano l’efficacia del metodo Lorenz, la cattedra di Reumatologia
dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha effettuato una sperimentazione, presso il nostro Centro, per il
trattamento delle fibromialgie, di cui tutti conoscono il difficoltoso approccio terapeutico, con risultati incontrovertibili, che sono stati pubblicati in una tesi di laurea per l’anno accademico 2001-2002.
Più recentemente a Roma, in occasione del Congresso Nazionale A.I.S.D. (8-10 maggio 2008), sono stati illustrati i risultati molto positivi ottenuti oltre che nella cura della fibromialgia (relazione presentata da Giustino Varrassi, professore dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila) nel trattamento del dolore neuropatico da ulcera ed in severe patologie ortopediche (relazioni presentate da Antonio Gatti, responsabile dell’Ambulatorio di Fisiopatologia e Terapia del Dolore dell’Istituto di Anestesiologia e Rianimazione dell’Università di Roma “Tor Vergata”). Sicuramente occorre diffondere maggiormente l’informazione, ma è anche vero che, come sempre, la ricerca fa passi da gigante, che la pratica medica recepisce con grande lentezza. Questo naturalmente comporta un enorme spreco, non solo per le persone che devono convivere con malattie invalidanti che spesso le costringono a lasciare il lavoro, ma anche in termini economici per la comunità che deve sostenere l’onere di assistenza a persone che con il nostro metodo riuscirebbero a guarire in quindici, venti sedute. 

Accade spesso di sentire qualcuno che, a causa di una periartrite, per esempio, sopporta dolori a una spalla che non lasciano riposare di notte… 

Al nostro Centro si recano persone che hanno trascorso anche periodi lunghi con questa sofferenza: hanno assunto farmaci e hanno provato altre terapie senza risultati, ma per fortuna, già la prima notte dall’inizio della nostra terapia, riescono a dormire. Poi, naturalmente, perché il miglioramento si stabilizzi, occorre un numero congruo, anche se mai eccessivo, di sedute.
Fra i casi recenti, possiamo citare quello di una giovane professionista che aveva avuto un trauma da caduta
alla spalla e, quando si è rivolta al nostro Centro, non riusciva più a svolgere la sua attività, nonostante le varie terapie a cui si era sottoposta. L’abbiamo curata e adesso è tornata la persona di prima, gioiosa, tranquilla e impegnata nel lavoro. È tornata alla vita. Spesso bastano poche sedute, come per le numerose persone che curiamo per una cervicalgia o per una contrattura del trapezio. Ma mi preme precisare che di solito le persone si trascinano questi problemi per anni. Per non parlare delle artrosi alle ginocchia o alle anche, soprattutto negli anziani. Cinque anni fa, a una signora che era già in lista d’attesa per un intervento di protesi all’anca abbiamo eseguito un trattamento di dieci sedute per tentare di evitare l’intervento. Ha tratto benefici già con il primo ciclo e da allora ripete il trattamento due volte l’anno, continuando a stare bene, senza effettuare nessun intervento. 

Avete curato persone con malattie gravi che hanno tratto benefici dal metodo Lorenz?
 

Da un anno seguiamo un bambino a cui è stata diagnosticata un’artrite idiopatica giovanile, una malattia
molto rara a eziologia sconosciuta. È un caso particolare che va seguito nel tempo, senza porci obiettivi eccessivi ma con la consapevolezza di poter migliorare le condizioni del piccolo paziente. 
Tuttavia, possiamo dire che abbiamo avuto risultati enormi. Quando la mamma l’ha portato qui, non camminava più a causa del forte dolore. All’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, dove avevano diagnosticato la malattia, prescrivevano infiltrazioni dell’articolazione a livello delle ginocchia, delle caviglie e dei gomiti. Sembrava che fosse migliorato, ma in brevissimo tempo aveva già avuto una ricaduta. La mamma conosceva i danni che le infiltrazioni potevano causare, allora, quando è stata informata dell’esistenza del nostro Centro, ci ha portato subito il bambino. Noi abbiamo preso a cuore il caso, il primo di questo tipo per noi, e insieme all’ortopedico abbiamo stabilito un programma terapeutico per eliminare il dolore e l’infiammazione e poi anche per rafforzare il sistema immunitario in generale. 
A un anno di distanza, il bambino cammina benissimo: le sue caviglie, prima rigide e dolenti, sono ora mobili e flessibili, mentre le sue condizioni di partenza avevano fatto prospettare un intervento chirurgico. C’era già un programma molto pesante per questo bambino, che invece prosegue la nostra terapia con risultati sempre più sorprendenti. Se pensiamo che, dopo le infiltrazioni, gli era già stato impostato un trattamento col methotrexate, che è un immunosoppressore, possiamo immaginare il vantaggio di cui può usufruire oggi. Come ha scritto anche l’ortopedico: “La terapia farmacologica risultava molto impegnativa anche in considerazione della giovanissima età, mentre il trattamento elettroterapico Lorenz ha consentito di evitare la terapia immunosoppressiva, che avrebbe avuto effetti collaterali importanti”. 
Il meccanismo dell’elettroterapia a biofeedback, quindi, da una parte agisce in senso generale come immunomodulatore, dall’altra agisce localmente sulle articolazioni colpite dominando il processo infiammatorio, che si gestisce.


IL METODO LORENZ PER LA CURA DI ARTROSI E DI DANNI ALLA CARTILAGINE
Rivista: La città del Secondo Rinascimento
N° 42 (Gennaio 2011) - Per ragioni di salute

Intervista di Anna Spadafora a RICCARDO BENUSSI, medico, spec. in Ortopedia e Traumatologia, Centro Biomedico Lorenz 2, Maranello (Mo).

Nato nel 1994, il Centro Biomedico Lorenz 2 è stato pioniere nell’applicazione dell’elettroterapia a biofeedback, che nel corso degli anni ha ottenuto non solo risultati impensabili in gravi patologie di natura ortopedica, reumatologica e vascolare, ma anche importanti riconoscimenti accademici che confermano l’efficacia del sistema e la sua tollerabilità per l’organismo trattato. Tra i più recenti, citiamo i risultati ottenuti nel 2008 con l’apparecchiatura PBK-2C presso la Cattedra di Anestesia e Rianimazione dell’Università degli Studi dell’Aquila e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, Policlinico Tor Vergata, e quelli ottenuti nel 2009 presso l’Istituto di Anestesiologia, Terapia Intensiva e Medicina del Dolore, Università Tor Vergata, Roma.

Può darci qualche informazione sul metodo, in qualità di specialista in Ortopedia presso il Centro?


In oltre quindici anni, abbiamo ottenuto risultati positivi nell’applicazione del metodo Lorenz a patologie afferenti l’apparato osteoarticolare, che risultavano particolarmente difficili da risolvere in maniera conservativa, evitando così ai pazienti di ricorrere all’intervento chirurgico. L’elettroterapia a biofeedback si diversifica dalle altre elettroterapie per l’elevata frequenza e per l’alto coefficiente di penetrazione degli impulsi inviati da una macchina gestita attraverso un computer. Fondamentale per il buon funzionamento è una diagnosi clinica corretta, in quanto viene inviato lo stesso treno di impulsi per tutte le patologie, mentre la diversificazione avviene in un secondo momento, attraverso la gestione unitaria del computer e la collaborazione del paziente, che dosa la quantità di impulsi. Si tratta, quindi, di una terapia modulare mai uguale fra i diversi pazienti e fra una seduta e l’altra. Il sistema di funzionamento è piuttosto complesso da descrivere mentre è maggiormente interessante parlare delle principali caratteristiche dimostrate scientificamente: nella pratica avviene una stimolazione attraverso un meccanismo ormonale che dilata e amplia il letto microcircolatorio e moltiplica la creazione di nuovi piccoli vasi, che consentono un aumento della circolazione sanguigna. Il corpo umano è maggiormente nutrito quanto maggiore è l’afflusso di sangue e, in particolare nel sistema scheletrico, l’afflusso di sangue favorisce la rimozione delle sostanze dannose che provocano il dolore, i mediatori biochimici dell’infiammazione. Successivamente all’applicazione diretta della terapia, con un’azione dilatata nel tempo, la moltiplicazione dei capillari in profondità mantiene una maggiore irrorazione della zona e consente l’abolizione alla radice dello stimolo doloroso.


Un luogo comune molto diffuso è che la degenerazione della cartilagine sia irreversibile. Con il metodo Lorenz è possibile invece introdurre una svolta nel processo degenerativo?


Le patologie degenerative del tipo osteoartrosico sono fra le più frequenti a essere trattate in questo centro: osserviamo il danno fondamentale a carico della cartilagine articolare che, evolvendosi, coinvolge il tessuto osseo sotto la cartilagine, fino a giungere alle altre strutture cosiddette molli che circondano un’articolazione. Abbiamo un’ampia casistica a questo riguardo e riceviamo spesso pazienti già in lista d’attesa per interventi chirurgici di sostituzione protesica del segmento interessato: anche nei pochi casi in cui non abbiamo provocato la guarigione completa del processo artrosico, gli esami strumentali eseguiti dopo il trattamento attestano che ne abbiamo arrestato l’evoluzione. Inoltre, esistono patologie più rare – come l’osteocondrite, che può colpire vari distretti – in cui la cartilagine presenta un danno visivo, mentre, in realtà, il problema è di origine sottocontrale, cioè sotto la cartilagine. Non esistono cause che comprovano il meccanismo di formazione di questa lesione, ma solo ipotesi più o meno probabili. Ad esempio, negli sportivi, si può verificare un’associazione di microtraumi ripetuti con un disturbo vascolare profondo nel tessuto osseo che provoca una necrosi, cioè la morte di un cono di osso che non dà più appoggio alla cartilagine che, a sua volta, comincia a perdere tono, si evolve nel crollo delle trabecole ossee in profondità e, quindi, come in un vulcano a scudo rovesciato, anch’essa crolla e muore in mezzo al tessuto osseo. Arrivati a questo punto l’unica soluzione è quella chirurgica. Questa patologia non è molto frequente, pertanto, nemmeno la sua evoluzione è esattamente nota. I pochi casi giunti alla nostra osservazione non hanno, finora, necessitato di interventi chirurgici perché non si è verificato il danneggiamento della cartilagine. Aggiungo, inoltre, che non sempre l’intervento porta i risultati sperati – si ricordi, in proposito, l’esempio del famoso calciatore olandese Van Basten che fu operato numerose volte presso i migliori centri europei senza ottenere altro risultato che quello di abbandonare il gioco del calcio proprio per una patologia di osteocondrite dell’astragalo.


Fra i casi giunti alla vostra osservazione di recente, ce n’è qualcuno di particolare interesse?


Il caso più recente è proprio analogo a quello di Van Basten, rispetto al quale vari specialisti del settore si erano già pronunciati sulla probabile necessità di ricorrere a intervento chirurgico. Il paziente è stato sottoposto a un trattamento di elettroterapia a biofeedback, dopo il quale la risonanza magnetica ha evidenziato una modifica favorevole della situazione: una parte di osso sofferente non era più circondata dall’alone edematoso e, quindi, non era più imbibito di liquidi funzionalmente non validi, che testimoniano la tendenza del processo patologico all’allargamento che, in breve tempo, porta al crollo della cartilagine. L’ultima risonanza magnetica effettuata ha mostrato una cartilagine perfettamente sana: obiettivo massimo che si possa raggiungere in una patologia di questo tipo.








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