Intervista a: Eugenia Misley
(presidente del Centro Biomedico Lorenz)
I RISULTATI DELL'ELETTROTERAPIA
Rivista: La Città del Secondo Rinascimento,
N° 22 (Gennaio 2007) - La cura del tempo.
intervista di Anna Spadafora
Com’è nato il Centro Biomedico Lorenz e quali metodi usa per le terapie riabilitative?
Abbiamo inaugurato il Centro il 16 maggio 1994, suscitando l’interesse di varie strutture universitarie e di ricerca. Qui usiamo esclusivamente la metodica di neurostimolazione Lorenz e Biofeedback, ormai diffusa a livello nazionale. Le potenzialità di tale metodica sono state illustrate da studi e ricerche sia nazionali sia internazionali, noi ne abbiamo compreso l’importanza e l’abbiamo promossa. Si possono citare le ricerche del I Polo Universitario Sacco di Milano sui risultati nelle Neuropatie e Vasculopatie anche gravi che possono portare all’amputazione, oppure, l’attenzione rivolta dalla prestigiosa rivista internazionale “International Journal of Experimental and Clinical Pathophysiology and Drug Research”. Inoltre, in un convegno tenutosi a Umbertide nel maggio del 2000, l’Istituto Prosperius Tiberino ha comunicato e pubblicato i risultati ottenuti nel corso del trattamento e della riabilitazione in traumatologia sportiva.
Rispetto al dolore, come interviene il metodo Lorenz?
Secondo la più recente definizione dell’O.M.S., il dolore è un’esperienza sensoriale legata alla presenza di un danno tissutale presente o potenziale. Questo nuovo approccio rivoluziona il precedente concetto di dolore, considerandolo non più un sintomo ma una vera e propria malattia. La farmacologia agisce cercando di dominare la reazione infiammatoria o di potenziare i dispositivi di controllo del dolore. L’elettroterapia a Biofeedback secondo il metodo Lorenz interviene dove si forma lo stimolo doloroso e, inibendolo, ne impedisce la propagazione.
Può spiegare come agisce l’elettroterapia a Biofeedback?
Phyback è un dispositivo terapeutico composto da un sofisticato generatore di impulsi a due canali, variabili secondo la patologia e la risposta del paziente, in grado d’incrementare la produzione di citochine specifiche per la ricostruzione di meccanismi metabolici imperfetti. Si coinvolge il VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare), la cui azione ritardata porta alla formazione di nuovi, piccoli vasi sanguigni dove ce n’è l’esigenza. Ai distretti in difficoltà viene quindi garantito un elevato apporto di sangue che consente di neutralizzare e “lavare” i mediatori chimici dell’infiammazione che altrimenti tornerebbero a innescare l’infiammazione e a scatenare il dolore.
Quali patologie ottengono i maggiori benefici grazie al metodo Lorenz?
Le patologie trattate più comunemente sono di pertinenza ortopedica, reumatologica, vascolare e riabilitativa. Il rilascio di VEGF stimola la produzione endoteliale di ossido nitrico. La sintesi di queste sostanze ha un effetto antinfiammatorio che porta all’eliminazione del dolore locale. Inoltre, il rilascio di VEGF può aumentare diverse funzioni protettive degli endoteli essenzialmente intatti. Possono essere trattate efficacemente patologie del sistema nervoso centrale, esiti di ictus, aneurisma, lesioni neonatali, paraplegie traumatiche, nevralgie del trigemino, cefalee a grappolo, insonnia, circolazione agli arti inferiori e la tonificazione estetica anti cellulite.
Può citare qualche caso particolare in cui il metodo Lorenz ha ottenuto risultati imprevedibili?
I casi sono tanti e lo testimoniano gli stessi clienti che sono soddisfatti del nostro lavoro, ma posso citarne due per fare qualche esempio concreto: il primo è molto recente, mentre l’altro risale a qualche anno fa ed è stato monitorato costantemente.
Un uomo di trentacinque anni accusava da quindici giorni una violenta lombosciatalgia da ernia paralizzante fra la quarta e la quinta vertebra, con deficit di muscoli estensori del piede (paresi). Un caso in cui l’intervento chirurgico sembrava urgente e inevitabile, tanto che, quando ha iniziato il trattamento, ci ha comunicato che era stato inviato a visita neurochirurgica urgente. Il neurochirurgo lo vide dopo poche sedute e, notando già un notevole miglioramento, gli consigliò di proseguire il trattamento al nostro Centro. Dopo venti sedute, la paresi era regredita e il dolore si era risolto completamente.
Risale a sei anni fa invece il caso di una neonata di cinque mesi, che presentava piede torto posturale e avrebbe dovuto essere operata di allungamento del tendine di Achille a destra e forse anche a sinistra. Venuta a conoscenza del nostro Centro, la madre si rivolse a noi per impostare un trattamento mirato ad elasticizzare il tendine di ambedue gli arti inferiori. Già dopo dieci sedute, il tendine risultava non più patologico. Controllata periodicamente con un follow up di sei anni, oggi possiamo dire che la bambina non presenta recidive o problemi.
Comunque, vorrei ricordare che il metodo Lorenz non è utile soltanto quando fortunatamente si riesce a evitare l’intervento chirurgico, ma anche come cura preventiva nei casi in cui l’operazione si rende necessaria, poiché prepara i tessuti, contribuendo a ridurre il sanguinamento, limitare il trauma e rendere più rapido il processo di guarigione nella fase postoperatoria.
I risultati sono molto soddisfacenti e propongono una valida alternativa alle terapie più conosciute. Come cercherete di potenziarne la diffusione?
L’efficacia della terapia Lorenz, insieme all’impegno degli operatori della struttura, ha portato al conseguimento di un notevole successo, cui hanno contribuito i pazienti stessi che lo hanno pubblicizzato. Il futuro incremento di tali risultati dipenderà dalla capacità dei medici di approfondirne la conoscenza e prescriverla nei casi in cui le terapie tradizionali sono poco efficaci o non esistono.
Intervista a: Eugenia Misley
(presidente del Centro Biomedico Lorenz)
I VANTAGGI
DELL’ELETTROTERAPIA
A BIOFEEDBACK
Rivista: La Città del Secondo Rinascimento,
N° 33 (Aprile 2009) - La crisi e la riuscita.
intervista di Anna Spadafora
In quindici anni di attività, il Centro Biomedico Lorenz 2, con la neurostimolazione Lorenz a biofeedback, ha dato un apporto essenziale alla cura di malattie di natura ortopedica, reumatologica, vascolare e derivanti da insulti vascolari cerebrali (dalle paralisi cerebrali infantili agli ictus e ai traumi cerebrali), per le quali comunemente vengono utilizzati metodi piuttosto blandi come una semplice fisioterapia o, al contrario, metodi decisamente drastici come l’intervento chirurgico. Eppure, la ricerca universitaria ha riconosciuto il metodo da voi utilizzato come il più efficace e il meno invasivo in assoluto…
Per citare uno dei tanti studi che confermano l’efficacia del metodo Lorenz, la cattedra di Reumatologia
dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha effettuato una sperimentazione, presso il nostro Centro, per il
trattamento delle fibromialgie, di cui tutti conoscono il difficoltoso approccio terapeutico, con risultati incontrovertibili, che sono stati pubblicati in una tesi di laurea per l’anno accademico 2001-2002.
Più recentemente a Roma, in occasione del Congresso Nazionale A.I.S.D. (8-10 maggio 2008), sono stati illustrati i risultati molto positivi ottenuti oltre che nella cura della fibromialgia (relazione presentata da Giustino Varrassi, professore dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila) nel trattamento del dolore neuropatico da ulcera ed in severe patologie ortopediche (relazioni presentate da Antonio Gatti, responsabile dell’Ambulatorio di Fisiopatologia e Terapia del Dolore dell’Istituto di Anestesiologia e Rianimazione dell’Università di Roma “Tor Vergata”). Sicuramente occorre diffondere maggiormente l’informazione, ma è anche vero che, come sempre, la ricerca fa passi da gigante, che la pratica medica recepisce con grande lentezza. Questo naturalmente comporta un enorme spreco, non solo per le persone che devono convivere con malattie invalidanti che spesso le costringono a lasciare il lavoro, ma anche in termini economici per la comunità che deve sostenere l’onere di assistenza a persone che con il nostro metodo riuscirebbero a guarire in quindici, venti sedute.
Accade spesso di sentire qualcuno che, a causa di una periartrite, per esempio, sopporta dolori a una spalla che non lasciano riposare di notte…
Al nostro Centro si recano persone che hanno trascorso anche periodi lunghi con questa sofferenza: hanno assunto farmaci e hanno provato altre terapie senza risultati, ma per fortuna, già la prima notte dall’inizio della nostra terapia, riescono a dormire. Poi, naturalmente, perché il miglioramento si stabilizzi, occorre un numero congruo, anche se mai eccessivo, di sedute.
Fra i casi recenti, possiamo citare quello di una giovane professionista che aveva avuto un trauma da caduta
alla spalla e, quando si è rivolta al nostro Centro, non riusciva più a svolgere la sua attività, nonostante le varie terapie a cui si era sottoposta. L’abbiamo curata e adesso è tornata la persona di prima, gioiosa, tranquilla e impegnata nel lavoro. È tornata alla vita. Spesso bastano poche sedute, come per le numerose persone che curiamo per una cervicalgia o per una contrattura del trapezio. Ma mi preme precisare che di solito le persone si trascinano questi problemi per anni. Per non parlare delle artrosi alle ginocchia o alle anche, soprattutto negli anziani. Cinque anni fa, a una signora che era già in lista d’attesa per un intervento di protesi all’anca abbiamo eseguito un trattamento di dieci sedute per tentare di evitare l’intervento. Ha tratto benefici già con il primo ciclo e da allora ripete il trattamento due volte l’anno, continuando a stare bene, senza effettuare nessun intervento.
Avete curato persone con malattie gravi che hanno tratto benefici dal metodo Lorenz?
Da un anno seguiamo un bambino a cui è stata diagnosticata un’artrite idiopatica giovanile, una malattia
molto rara a eziologia sconosciuta. È un caso particolare che va seguito nel tempo, senza porci obiettivi eccessivi ma con la consapevolezza di poter migliorare le condizioni del piccolo paziente.
Tuttavia, possiamo dire che abbiamo avuto risultati enormi. Quando la mamma l’ha portato qui, non camminava più a causa del forte dolore. All’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, dove avevano diagnosticato la malattia, prescrivevano infiltrazioni dell’articolazione a livello delle ginocchia, delle caviglie e dei gomiti. Sembrava che fosse migliorato, ma in brevissimo tempo aveva già avuto una ricaduta. La mamma conosceva i danni che le infiltrazioni potevano causare, allora, quando è stata informata dell’esistenza del nostro Centro, ci ha portato subito il bambino. Noi abbiamo preso a cuore il caso, il primo di questo tipo per noi, e insieme all’ortopedico abbiamo stabilito un programma terapeutico per eliminare il dolore e l’infiammazione e poi anche per rafforzare il sistema immunitario in generale.
A un anno di distanza, il bambino cammina benissimo: le sue caviglie, prima rigide e dolenti, sono ora mobili e flessibili, mentre le sue condizioni di partenza avevano fatto prospettare un intervento chirurgico. C’era già un programma molto pesante per questo bambino, che invece prosegue la nostra terapia con risultati sempre più sorprendenti. Se pensiamo che, dopo le infiltrazioni, gli era già stato impostato un trattamento col methotrexate, che è un immunosoppressore, possiamo immaginare il vantaggio di cui può usufruire oggi. Come ha scritto anche l’ortopedico: “La terapia farmacologica risultava molto impegnativa anche in considerazione della giovanissima età, mentre il trattamento elettroterapico Lorenz ha consentito di evitare la terapia immunosoppressiva, che avrebbe avuto effetti collaterali importanti”.
Il meccanismo dell’elettroterapia a biofeedback, quindi, da una parte agisce in senso generale come immunomodulatore, dall’altra agisce localmente sulle articolazioni colpite dominando il processo infiammatorio, che si gestisce.
IL METODO LORENZ PER LA CURA DI ARTROSI E DI DANNI ALLA CARTILAGINE
Rivista: La città del Secondo Rinascimento
N° 42 (Gennaio 2011) - Per ragioni di salute
Intervista di Anna Spadafora a RICCARDO BENUSSI, medico, spec. in Ortopedia e Traumatologia, Centro Biomedico Lorenz 2, Maranello (Mo).
Nato nel 1994, il Centro Biomedico Lorenz 2 è stato pioniere nell’applicazione dell’elettroterapia a biofeedback, che nel corso degli anni ha ottenuto non solo risultati impensabili in gravi patologie di natura ortopedica, reumatologica e vascolare, ma anche importanti riconoscimenti accademici che confermano l’efficacia del sistema e la sua tollerabilità per l’organismo trattato. Tra i più recenti, citiamo i risultati ottenuti nel 2008 con l’apparecchiatura PBK-2C presso la Cattedra di Anestesia e Rianimazione dell’Università degli Studi dell’Aquila e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, Policlinico Tor Vergata, e quelli ottenuti nel 2009 presso l’Istituto di Anestesiologia, Terapia Intensiva e Medicina del Dolore, Università Tor Vergata, Roma.
Può darci qualche informazione sul metodo, in qualità di specialista in Ortopedia presso il Centro?
In oltre quindici anni, abbiamo ottenuto risultati positivi nell’applicazione del metodo Lorenz a patologie afferenti l’apparato osteoarticolare, che risultavano particolarmente difficili da risolvere in maniera conservativa, evitando così ai pazienti di ricorrere all’intervento chirurgico. L’elettroterapia a biofeedback si diversifica dalle altre elettroterapie per l’elevata frequenza e per l’alto coefficiente di penetrazione degli impulsi inviati da una macchina gestita attraverso un computer. Fondamentale per il buon funzionamento è una diagnosi clinica corretta, in quanto viene inviato lo stesso treno di impulsi per tutte le patologie, mentre la diversificazione avviene in un secondo momento, attraverso la gestione unitaria del computer e la collaborazione del paziente, che dosa la quantità di impulsi. Si tratta, quindi, di una terapia modulare mai uguale fra i diversi pazienti e fra una seduta e l’altra. Il sistema di funzionamento è piuttosto complesso da descrivere mentre è maggiormente interessante parlare delle principali caratteristiche dimostrate scientificamente: nella pratica avviene una stimolazione attraverso un meccanismo ormonale che dilata e amplia il letto microcircolatorio e moltiplica la creazione di nuovi piccoli vasi, che consentono un aumento della circolazione sanguigna. Il corpo umano è maggiormente nutrito quanto maggiore è l’afflusso di sangue e, in particolare nel sistema scheletrico, l’afflusso di sangue favorisce la rimozione delle sostanze dannose che provocano il dolore, i mediatori biochimici dell’infiammazione. Successivamente all’applicazione diretta della terapia, con un’azione dilatata nel tempo, la moltiplicazione dei capillari in profondità mantiene una maggiore irrorazione della zona e consente l’abolizione alla radice dello stimolo doloroso.
Un luogo comune molto diffuso è che la degenerazione della cartilagine sia irreversibile. Con il metodo Lorenz è possibile invece introdurre una svolta nel processo degenerativo?
Le patologie degenerative del tipo osteoartrosico sono fra le più frequenti a essere trattate in questo centro: osserviamo il danno fondamentale a carico della cartilagine articolare che, evolvendosi, coinvolge il tessuto osseo sotto la cartilagine, fino a giungere alle altre strutture cosiddette molli che circondano un’articolazione. Abbiamo un’ampia casistica a questo riguardo e riceviamo spesso pazienti già in lista d’attesa per interventi chirurgici di sostituzione protesica del segmento interessato: anche nei pochi casi in cui non abbiamo provocato la guarigione completa del processo artrosico, gli esami strumentali eseguiti dopo il trattamento attestano che ne abbiamo arrestato l’evoluzione. Inoltre, esistono patologie più rare – come l’osteocondrite, che può colpire vari distretti – in cui la cartilagine presenta un danno visivo, mentre, in realtà, il problema è di origine sottocontrale, cioè sotto la cartilagine. Non esistono cause che comprovano il meccanismo di formazione di questa lesione, ma solo ipotesi più o meno probabili. Ad esempio, negli sportivi, si può verificare un’associazione di microtraumi ripetuti con un disturbo vascolare profondo nel tessuto osseo che provoca una necrosi, cioè la morte di un cono di osso che non dà più appoggio alla cartilagine che, a sua volta, comincia a perdere tono, si evolve nel crollo delle trabecole ossee in profondità e, quindi, come in un vulcano a scudo rovesciato, anch’essa crolla e muore in mezzo al tessuto osseo. Arrivati a questo punto l’unica soluzione è quella chirurgica. Questa patologia non è molto frequente, pertanto, nemmeno la sua evoluzione è esattamente nota. I pochi casi giunti alla nostra osservazione non hanno, finora, necessitato di interventi chirurgici perché non si è verificato il danneggiamento della cartilagine. Aggiungo, inoltre, che non sempre l’intervento porta i risultati sperati – si ricordi, in proposito, l’esempio del famoso calciatore olandese Van Basten che fu operato numerose volte presso i migliori centri europei senza ottenere altro risultato che quello di abbandonare il gioco del calcio proprio per una patologia di osteocondrite dell’astragalo.
Fra i casi giunti alla vostra osservazione di recente, ce n’è qualcuno di particolare interesse?
Il caso più recente è proprio analogo a quello di Van Basten, rispetto al quale vari specialisti del settore si erano già pronunciati sulla probabile necessità di ricorrere a intervento chirurgico. Il paziente è stato sottoposto a un trattamento di elettroterapia a biofeedback, dopo il quale la risonanza magnetica ha evidenziato una modifica favorevole della situazione: una parte di osso sofferente non era più circondata dall’alone edematoso e, quindi, non era più imbibito di liquidi funzionalmente non validi, che testimoniano la tendenza del processo patologico all’allargamento che, in breve tempo, porta al crollo della cartilagine. L’ultima risonanza magnetica effettuata ha mostrato una cartilagine perfettamente sana: obiettivo massimo che si possa raggiungere in una patologia di questo tipo.
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